Western, Cap.12 - Un gatto

Allora, di nuovo qui Palazzo?


La voce era nera su quello sfondo bianco.


Ti piace così tanto la mia scrivania, eppure la tua, un tempo, non era molto diversa. Non sei cambiato, non cambi mai, Palazzo. O dovrei chiamarti ancora Commissario?
Tutto cambia, tutto è cambiato, Palazzo. Anche se non lo accetti o non te ne rendi conto.
Vecchio, alzati.


Mentre mi alzavo cercavo di cancellare quelle parole dall'aria, pallida.

Non sfiorarmi, non toccarmi passandomi accanto e riuscirò a non colpirti sul viso; non sfidare il pugno che ora stringo basso, rivolto alla terra. Non sfidarmi. Puoi tenerti questa scrivania e tutto il resto.


Quando esci chiudi la porta.


No, non tutto cambia, stupido. Questa porta adesso si chiude da sola, credi che non lo sappia?


Un timido riso d'alluminio; la lastra strisciava nella sua corsia e gli copriva la schiena. Barcollante, assonnato, ubriaco. Cenni di saluto autunnali: li calpestò gustando il rumore caldo delle foglie secche.


Ma c'era tutto questo sole anche stamani? Che ore sono. Fai presto tu lassù a farti grande. Dove vado.

Un uomo guardò la strada, a destra e a sinistra guardò prima di stendersi sul marciapiedi. Un gatto gli si avvicinò incerto.

E tu che vorresti.

Passò un gruppo di studenti, gli passarono accanto con sguardi lombrichi.

Sei caldo, però. Dovrei tenerti con me, lo vorrei, credimi. Ma.

L'uomo si alzò. Quelli affrettarono il passo. Un gatto attraversò sulle strisce.

Dove vado.



Western

Nessun commento: