Western, Cap.17 - Sonatine

C'è tanta pressione. L'appuntamento era qui sotto.
L'umidità mal si concilia con le attese. E questo vecchio bavero non ripara da nulla.
Ho con me una pistola. Scarica. Questa sera non dovrebbe servire.
Quei tubi soffrono. L'acqua che vi scorre è sporca. Rifiuti organici, buttiamo nel cesso ogni ora delle nostre giornate. Speriamo che nevichi sui nostri nomi prima che il cielo possa leggerli, questo penso. Eppure che sollievo nel cesso, e che ansia quando passano troppi giorni. Ma a cosa sto pensando.
Voglio avvicinarmi. Sembrano bollenti, non lo sono. Non deve essere passato troppo tempo dall'ultima sostituzione. Ci sono ancora dei riflessi lucidi. Provo a rachiare con l'orologio. Non mi sbagliavo.
Sono in ritardo. Pochi minuti. Non devo essere impaziente. Darsi un appuntamento qui, però. Non ci vedrà nessuno, senza dubbio. Ma. Questo mi innervosisce, solo un po'. Sono abituato a queste luci, so riconoscere ogni auto dal suo rumore. Il rumore di un'automobile la notte non si maschera: il peso, la forma, i materiali. E una persona a bordo, una soltanto. A quest'ora si guida da soli.
Le cinque. Ma è notte ancora alle cinque. Non ho sonno. Non è ancora notte.
Non amo le pistole, hanno una forma sgraziata. Avrei voluto essere un arcere, un arcere mirabolante. Sarei stato magro allora, forse, non avrei iniziato a fumare. Non avrei mai smesso.
Che belle le mie dita. Sono lunghe e non nascondono una fitta copertura di vasi sanguigni. Le mie dita potrebbero trapassare i muri, non sto scherzando. Potrei buttare giù questo ponte, se lo volessi. Se lo volessi. Se volessi qualcosa. Non sarei qui. C'è tanta pressione, troppa pressione.


Western

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