Western, cap.19- Viola le labbra

Mio dio mi pento e mi dolgo dei miei peccati perchè peccando ho meritato i tuoi castighi.
Mangiando zucchero filato ho sognato di morire. Poi ero sveglia, ma non più viva.
Le dita appiccicose, quelle dei maschi, mi hanno lasciato un callo dietro l'orecchio;
e io accarezzavo lo stelo spezzato da sola proprio al culmine severo della spina dorsale
per trovare sollievo.
Cos'hai, dove vai, sai, faccio qualcosa di cui mi vergogno. E la plastica grigia del telefono già
mi costringeva a stare sulle punte. Per respirare
viola, ricordo le labbra, le mie, tutte le mie labbra:
viola e sporgenti, imbarazzanti quanto grandi e quanto generose. Meduse battute coincidenze.
Cos'hai, perchè non conti, fino a dieci, perchè non conti, cosa vuoi ancora. A sentirla raccontare la morte
è meno umida e meno lenta. Dove mi porti, dove sei stata, dove hai nascosto i tuoi polsi
perchè non crescessero più di così.
Li custodivo in rotoli di carta e aspettavo impaziente il giorno di festa . Quel giorno in cui li avrei fatti cadere al sole: saltavo mimando ali corte dalla mia schiena, nessuno mi avrebbe mai vista, nessuno mi avrebbe mai avuta così.
L'ultimo autunno possibile, quello di chi non riesce a morire perchè non saprebbe cosa fare, neanche allora.
Strofino sui capezzoli spighe di grano e aspetto che un figlio le renda mature: poi la pioggia sulla punta franerà bruna a valle le menzogne del mio palato e, candida, dedicherò canzoni d'amore ai soldati negli oceani.


Western

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