Western, Cap.22 - Il barista esitò a servirlo

Il Commissario sapeva nascondere bene la sua insoddisfazione. Due cucchiaini di zucchero sono sospetti. Mai più di uno abbondante e abbondante nella misura in cui era certo di non essere visto.
Aveva scelto con perizia il suo bar preferito: prima esigenza un banconista gentile, gentile ma non lezioso.
Seconda, l'assoluta assenza di musica. Terza, l'uso di luci banali, luci calde e disarmate, lui, il Commissario Palazzo le amava così.
Quell'uomo, quello è l'uomo dell'incidente, si dice non ricordi più nulla. Ha due occhi molto grandi, grandi e veloci. Non vorrei mai essere interrogato da lui, pensò Palazzo riconoscendo un vicino di casa.
Il Commissario non era solito prendere caffè, si giustificava rifiutando l'invito dei colleghi: non un sorprendente assenso al più ipocrita degli inviti.
Canticchia, chissà se solo canzoni recenti, e sorrise trangugiando con occhi bassi.
Quello se ne stava sornione a dispensare generose attenzioni ai culi e alle scarpe vistose. Ma non seguiva nè gli uni nè gli altri oltre il primo casuale punto di vista.
Ha una bella moglie, chissà come dev'essere non sapere perchè. Bruciato, com'è possibile un caffè bruciato proprio qui. Eppure era tutto perfetto.
Ordinò un bicchiere d'acqua. Forse offeso, il barista esitò a servirlo.
Il Commissario pensò a lungo alle cosce di quella sposa, magre e tenere cosce tremanti in un inutile drappo di seta bianca, non verrà più rassegnati e manda via gli ospiti, non verrà più, resta con me.
Le auto lo scansarono e raggiunse sano e salvo il marciapiede di fronte, a poche decine di metri da casa il Commissario Palazzo s'addormentò in piedi.


Western

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