Western, Cap.23 - Sette samurai

Perchè non mi parli, mi sento solo. Non molto altro intorno, niente oltre a un corpo nudo, niente.
Il vecchio oleandro cercava inutilmente conforto nelle auto lambenti la piazza.
L'avevano lasciato lì dopo aver scelto di non ucciderlo, gli avevano inferto tagli sottili su cui qualche insetto scrisse poco rispettosamente il suo nome.
Non è bello un uomo nudo, no può non esserlo. Il freddo lo costrinse a tossire e una brutta canzone lo costrinse a rimanere fermo, ancora un po'.


Lo scrittore avrebbe voluto un figlio, l'avrebbe voluto alto e squadrato. Due spalle possenti, due spalle da nuotatore, e mani da virtuoso pianista. Avrebbe voluto, lo scrittore, una figlia silenziosa. Non le avrebbe disegnato nè gli occhi nè le dita dei piedi.


Dimmi quanti anni hai, e tu quanti me ne dai. Seduti su un divano di velluto arancione ad accarezzarsi con frasi banali, sarebbero stati così per ore cercando di capire qualcosa. La bicicletta nera poggiata all'armadio ascoltava sorniona. Se le baciassi la guancia, pensò. Se le baciassi la guancia e le labbra rovinerei tutto. Più grande di qualche mese, eppure sembra secca come l'ultimo autunno possibile del mondo. Se le dicessi cosa penso, forse, farei bene. Interromperei questo imbrazzo futile, servirei la torta senza candeline e nessuno ne sentirebbe la mancanza. La bacio. Non tremò nè scelse di voltarti. Sorrise inutilmente e continuò a parlare poco distante, ma abbastanza perchè potesse scomparire alla prima brutta canzone intonata dai gabbiani.


Avrei voluto un figlio, l'avrei voluto dolce e canuto. Il fiato corto, il ventre lucido di una chitarra adolescente, due ginocchia spezzate. Avrei voluto una figlia, una figlia bruciata, l'avrei guardata coprire le cicatrici con erba pudica, l'avrei lasciata stesa al sole ad asciugare per giorni.


Ricordo di aver impugnato la pistola. Poi di aver iniziato a ridere. Sette samurai. Chi l'avrebbe mai detto.


Western

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