Lo zen e l'arte di girare

Non ho ben chiaro perchè abbiamo smesso. Non ho ben chiaro se abbiamo mai iniziatoa farlo.
Tendere all'assoluto, col corpo con l'anima, scissi solo per distinguere il dorso e il ventre di una foglia sospesa.
Mi sono domandato tempo fa perchè inquadrare un uomo e una donna girandogli intorno fosse così bello. Eppure lo è. La loro ombra infissa alla terra, senza esitazioni il sole meridiano. E il difficile equilibrio nel sceglierli come perno di un movimento circolare proseguendo di fianco per tutta una perfetta, morbida circonferenza. Fuori il mondo, dentro il mondo.
L'assoluto potere di dominare la passione, l'assoluta passione di superare qualsiasi limite possono dirsi la declinazione dinamica del bene e del male? Mi chiedo.
Perchè abbiamo smesso di superare la precaria essenza delle domande. Forse perchè vivere e morire non hanno il corpo generoso di una donna e gli spigoli virtuosi di un uomo? Vivere e morire senza eterno amore, una carta tirata dai lembi e impossibile da strappare senza lacrime.
In equilibrio chiudo lo spazio virtuoso di una forma regolare e senza angoli nè principio e fine.
Ogni punto è padre, ogni punto è figlio; ogni punto è prima, ogni punto è dopo.
Ogni punto è parte, ogni punto è tutto.
Non concludo il movimento e lo ripeto all'infinito bloccando le stelle a mio piacimento perchè sia.
Non l'ombra di una incertezza, più forte, essere più forte dello stesso movimento della terra.
Prometterò amore e divorerò il cielo per sempre, realizzerò amore e il cielo scorrerà attraverò me.


A.

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