A Natale si può dare di più





Prima scena.
In famiglia: vecchia nonna diabetica si augura un futuro ignobile per il futuro ragazzo dello zoo di berlino. Gli taglia mezzo chilo di fetta di pandoro (su vassoio in argento) e gliela passa mentre la madre prova a fargli indossare il suo stronzo giubottino azzurro e la sciarpa da futuro reggaefregammècheciòlaziendadifamiglia. Niente è casuale: servito e riverito l'unico maschio di casa(l'omm è omm dopotutto).
Bello in questo senso il particolare della madre senza volto a favore, sicuramente, della suocera, categoria notoriamente ossessionata dal cibo: Devi mangiare, mangia, mastica e ingoia a nonna. Mangia, spalanca la bocca, mangia ancora, mangia stronzetto. Mio figlio alla sua età era già un vitello, non come il nipote che mi hai fatto, battona.


Seconda scena.
Corsa forsennata nella neve che invece di cadere si solleva da terra: meraviglioso.
Un mondo capovolto. Una sfera di neve da agitare augurandosi di vedere affogare i suoi abitanti in atroci sofferenze. Speriamo ma non basta. Si ferma. La madre dietro arranca, poveraccia. Vede una bambina co sua madre. Evidentemente ha capito tutto della vita: elargisce la sua mezza porzione alla femmina, in attesa di futuro risarcimento. La bimba guarda con fare complice la madre: è proprio vero basta un sorriso. La madre impellicciata e carica di spese natalizie garrula prevede un futuro roseo come il cappottino della figlia. Son proprio dei minchioni i maschi. Sarà.


Terza scena.
Un mimo, un essere umano stroncato nella colonna vertebrale e colato nell'oro a eterna memoria degli sforzi da evitarsi nei traslochi, distende la mano in posa elemosinante. Non resiste il piccolo magnate e legge nella posizione del mimo quella categoria produttiva e precaria che tanto sarà sempre felice a un suo cenno magnanimo. Che mangino brioche, la mamma approva. E il mimo raccoglie il suo quarto di fetta pandorale scrutando in essa le ragioni del suo intimo patire. E anche questo mese abbiamo mangiato.


Quarta scena.
Isolati dalla gente in ombra che trama e ascolta,un promotore finanziario e una improbabile messicana discutono alacremente. La neve continua ad andare un po' dove cazzo gli pare, ovunque tranne che in terra, ma ci sta. I due gesticolano. Lui ridimensiona, lei gli risponde che non capisce niente. Il luogocomunismo produce un altro notevole affresco di donna: isterica, passivo aggressiva, inseguitrice e dipendente. Il gaudente omettino squadrato ridimensiona, arretra, tergiversa e sa che tra un po' la sua vita sarà migliore. Arriva il piccolo. E dispensa un ottavo di fetta ai due guardandoli con ferocia. Magnate e stateve zitti, capre. È il ritorno della Balena bianca, il partito della pagnotta, finchè la barca va lasciala andare.
Ma sì ma che me frega; basta che respira, anche se, a volte respira pure troppo. Ma sì che me ne frega, tanto è frocio.


Quinta scena.
Il trionfo del nostro eroe: vede un uccellino gonfio, probabilmente ammalato, forse addirittura prossimo a capitolare com'è giusto che sia: non è riuscito a comprarsi na casa, cazzi sua, va a lavura', barbùn. Gli porge l'ultimo ottavo della fetta di pandoro, giustamente sbriciolata. Non si indugia oltre, questo momento va ben dosato, lo sa bene il piccolo che oramai, libero dalla madre sorniona, si approssima a scendere in politica. Prima o poi le strade saranno libere da voi straccioni. Ma qualcuno poi serve sempre alla fine, un po' come il foglio di giornale per il camino. Fa tanto Natale il camino..


Epilogo.
Il bambino torna a casa evidentemente incazzato. Sti morti di fame, so' rimasto senza pandoro, vafanculo. Dimentica forse che la vecchia gli aveva tagliato una fetta da un'intera forma? no, non è così ingenuo. Sa bene che la stronza l'avrà frullato e iniettato nel sangue del caro padre, maledetto padre. Doppio complesso edipico. Scopa. Si siede sul divano. Il suo genitore si occupa dei regali, ovviamente. Fa' quel che ti compete ma non guardarmi, non hai spina dorsale, guardati come sei ridotto. In ginocchio tra i cartoni. Poi l'incantesimo: una borsa nera di pelle vien posata, dalla madre si presume, sul divano. Bella borsa. Stupenda analogia con la Creazione di Michelangelo. La borsa tra la mano di dio e l'uomo. Brividi lungo la schiena. Il capoccione capitalista si innalza e avanza prepotente, teutonico, avido e fiero. Tra i cartoni di quello stronzo di padre ha scorto la preda: una nuova riserva di benemerenza. Avvinghia tronfio il pandoro ancora inscatolato e suppone la morte della vecchia. Che dolce sensazione il Potere. Andiamo, andiamo ancora a fare un generoso giro qui intorno. Non è ancora tardi, non è ancora passato Natale. E speriamo non finisca mai.


A.

2 commenti:

Noantri ha detto...

Io dico che è da questo buonismo esasperato che nascono TUTTI i problemi del mondo.
(dalle guerra all'inquinamento, per finire all'impotenza maschile)
[Ste]

arzyncampo ha detto...

Giuro, io mangio panettone e me lo compro da solo, badando all'assenza di ogni tipo di vecchia. Ciao Antonio, buon anno.